Piove, lo sai che piove? Piove tanto. Nel sogno pomeridiano mi chiedevano di chiudere un rubinetto, ma io avevo bisogno dell’acqua, per farmi la barba. Mi decisi a chiuderlo e mi svegliai, la pioggia batteva come l’acqua sognata contro i vetri, fortissima. E’ quasi bellissimo. Rido del sogno che sfuma in realtà. Mi alzo e abbasso le tapparelle. Torno a letto e sogno nuovamente. Sogno fotografie, di me che le racconto, e che dico che bisogna giocare con la propria immagine. Tra le tante che sfuggono c’è una mia fotografia che ruota e crea come la corona di un fiore. Piove e la Primavera fa fiori anche nei sogni. Tutti i semi dell’inverno aspettano che le gocce scavino la terra ancora dura per esplodere. Dei fiori... è dalla serata con la Gualtieri che ci penso. Avevo sempre ignorato i fiori eppure li avevo sempre avuti attorno. Avevo pensato di diventare albero, nube, mare burrascoso, vento, ma fiore mai. Dovrei farmi fiore, ma resto sotto la terra coperta ad ascoltare la pioggia che scava.
domenica 28 aprile 2013
domenica 31 marzo 2013
Dal fluire
Quel liquido di pensieri in cui siamo immersi, quella grande metafora che chiamiamo “Universo”, continua scorrere impassibile e ignorante, nell’unico verso di cui è capace e che contiene nel nome. Solo la fuga dalla realtà ci consente di dimenticarcene e approdare su un’isola tutta nostra finché un onda viene a riprenderci per rimmetterci nel fluire. Quando di fughe così non ce ne sono l’unica attività possibile è osservare i corpi che scorrono assieme a noi. Stare in fila per visitare locomotive a vapore e ascoltare dei ragazzi, poco più che ventenni, parlare del nuovo papa con la stessa superificialità e la stessa partecipazione con cui commenterebbero un governo o un fatto di gossip. Perdere in pochi giorni due voci importanti della nostra cultura e avere la sensazione che non ci siano giovani a sostituirli, che niente canta il nostro tempo esatto, e nemmeno ci prova. Le primavere arabe sembrano un eco lontano come la nostra primavera meteorologica, ed inizio a chiedermi se mai ne abbia vissuta una, vera, sulla pelle. La mia contentezza per un periodo lavorativo intenso che mi fa sentire strano, e mi farà sentire stupido quando tornerò a percepirlo come una catena e un debito. Quel chitarrista punk, più punk di tutti, che a vederlo sembrava un ragioniere nel tempo libero, e quella donna che bruciava di punk in ogni respiro. Quelle belve assetate di musica e di gioia,e forse ancora di rivoluzione. Quella cagna, così cagna, da far paura, tenerezza, da farti perdere il senso della logica del racconto storico. La foto della donna che toglie l’acqua dalla scarpa, l’invito al matrimonio di Fabio, la consistenza del risotto, il cambio sequenziale suggerito, il lettino per bambini e le apine e la culla, i silenzi... allora galleggio, non oppongo resistenza, apro le braccia per urtare accidentalmente altri corpi galleggianti, ma sarà il vero cielo quello che si vede guardando in alto?
sabato 16 marzo 2013
La rosa dona il rosso anche se non può vederlo
Siamo accorsi, letteralmente abbiamo corso, perché le porte non si chiudessero davanti a noi. In tanti siamo arrivati con il respiro in affanno sugli ultimi gradini di Macao, tutti per ascoltare, forse succhiare, la poesia di Mariangela Gualtieri. Nel silenzio assoluto: anche gli applausi temevano di essere indiscreti tra una lettura e un’altra. Fiori, ringraziamenti, fiumi, bambini, pane, corpi, terra, fuoco, libri questo e molto altro mi sono portato a casa da questa donna minuta, discreta, ma feroce di vita.
Foto: Mariangela Gualtieri @Macao
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