giovedì 16 luglio 2009

Demolire anche le macerie dei musei

C'era una riflessione di Augè che mi ronzava in testa da un po' e che ieri sera alla Villa Arconati si è risvegliata. Esiste una sacra dedizione al restauro e al recupero dei monumenti antichi, di palazzi e castelli, in bilico tra il conservare la memoria degli avi con una religiosità distaccata, che sa di cimitero, e il business turistico. Un monumento diventa intoccabile e protetto come se la sua scomparsa potesse compromettere il futuro dell'umanità e addirittura visitarlo diventa riservato ad una qualche elite. Cosa che non si fa per gli ecosistemi naturali. Oppure la sua protezione diventa la scusa per recintare e cancellare (nel senso di mettere cancelli) piazze e parchi che fino a ieri erano ritrovi storici. In ultimo si costruisce l'attrazione turistica e ogni ammasso di sassi vecchi viene illuminato con luci colorate e stampato sui volantini, sperando che qualcuno paghi per visitarli e magari spenda un po' di soldi nei ristoranti del circondario. Mi chiedo il senso di recuperare spazi e luoghi se questi non si possono usare quotidianamente. Preferirei che i palazzi, oltre a poterli visitare, di potessero "abitare", restituirli alla gente e alle città. Ci sono associazioni, musicisti, lettori, librai, teatranti e quant'altro pronti e prendersene cura, una cura vera e non una pelosa dedizione di venditori di antiche memorie. Uccidiamo il chiaro di Luna, prima che lo vendano, oppure salviamolo e teniamocelo per tutti noi. Dopo tanto celebrato Futurismo impariamo una delle sue lezioni più importanti.

mercoledì 15 luglio 2009

Miracolo a Milano Centrale

E' bastato il volo disperato di una farfalla bianca nel vagone della metropolitana per trasformare i pendolari in sorridenti viaggiatori. Per un paio di minuti.



foto: autore sconosciuto

martedì 14 luglio 2009

Silenzioso urlo


Avrei preferito una mobilitazione rumorosa e non il silenzio, per chi vuole far tacere la libera espressione della rete (e non solo). In ogni caso aderisco.

lunedì 13 luglio 2009

Del cercare e del trovare, anche se a volte no

A volte è bello prendere le cose come vengono, a volte lo si fa per evitare che la troppa attenzione rovini il gusto effimero dei sensi. Meravigliosa però è la scoperta dei doppi fondi, di mondi nei mondi, di fili invisibili che legano esistenze lontane, libri che cercano canzoni, film che invocano luoghi, nomi e pensieri. E' bello grattare Battiato e trovare Baudelaire, frugare Baustelle e scoprire Cattelan. Ad esempio.



foto: Earl Palmer Appalachian Photograph and Artifact Collection

venerdì 10 luglio 2009

Il mattoncino della globalizzazione

Il pensiero vagava nel mio cervello prima di leggere l'ultimo Gibson, ma con quel romanzo ha acquistato un corpo e un simbolo il viaggio. Come i mattoncini Lego costruivano il gioco, i container per il trasporto intercontinentale costruiscono la globalizzazione. Sono rettangolari, di misure rigidamente standard, ognuno con un codice univoco, sono tracciabili sul globo e superano ogni frontiera. Possono essere caricati su camion, treni, navi o aerei, ma il loro compito è sempre lo stesso, conservare, stivare e rendere anonima la merce. Gigantesche gru li spostano da un mezzo all'altro e loro nel turno di una notte si girano il pianeta. Non si notano spesso, ma sono impilati con la regolarità dei mattoncini Lego, lungo le strade, i binari e i porti, in attesa di giungere alla nuova destinazione. Metallici commessi viaggiatori simboleggiano il viaggio e il commercio, come fecero le anfore romane, superano ogni dogana proprio perché non sono uomini.



foto: portacontainer a Genova nel 2006

giovedì 9 luglio 2009

Il risveglio è sempre freddo.

Finalmente si svegliò dal quell'incubo che ad un certo punto parve senza fine. Pote tornare nel mondo lento degli uomini senza dimensione, dai gesti prevedibili, e dalle donne perse in un autismo autoreferenziale. Torno ad essere un sognatore sveglio tra simili assonnati, persi in pensieri circolari. Il risveglio è sempre freddo. Il sole, nuovamente giallo, scaldava. Nel sogno il meteo non ha importanza, nella veglia è l'argomento di discussione per eccellenza.


foto: fotosearch.it (bcp611-29)

martedì 7 luglio 2009

Cura palliativa di emergenza

L'uomo camminava con il mento protetto dal bavero della giacca, il passo era deciso come se ad ogni gesto provasse un gusto sadico nel fare del male all'asfalto. La città deserta era la cornice ideale per quella passeggiata di prima mattina estiva, solo lui e un sole stropicciato a leggere le scritte inutili sui muri grigi. Due cani randagi si rincorrevano nel prato e lui volle immaginare che stessero giocando dopo una notte d'amore. Nel suo profondo, tra lo stomaco e il cuore, li invidiò. Lasciò pulsare quel pensiero molto simile ad un dolore, profondo come un cancro che ti mangia dentro, un desiderio sospeso la cui realizzazione dipende dalla benevolenza del caos. Pensò all'inganno di credere che l'amore possa essere esauriente, di come l'assenza sembri la causa di ogni male, ma la sua presenza non colmi il senso di vuoto di certe anime inquiete. I due cani senza pudore, o riguardo per i passanti, si accoppiarono ai margini del prato e poi corsero via, separatamente, per direzioni opposte. L'invidia scomparve, ma anche l'illusione. Una cinica soddisfazione fece curvare gli angoli della bocca dell'uomo che rimase, nel mattino, a portare a spasso il suo vuoto domestico.

lunedì 6 luglio 2009

In guerra con i proverbi

"non puoi evitare che l'uccello della tristezza ti voli sulla testa, ma evita che faccia il nido tra i tuoi capelli."
Proverbio Cinese

"non puoi evitare che la zanzare della tristezza ti punga."
Parafrasi Milanese

"Non darle soddisfazione."
Parafrasi del lunedì

giovedì 2 luglio 2009

Una giornata difficile

Superata una bufera, se non ci sono danni all'imbarcazione, resta la spossatezza e l'adrenalina. Superato un periodo di lavoro intenso ma soddisfacente, completata un'attività che ti ha coinvolto fisicamente e mentalmente per mesi, ciò che resta è un evidente vuoto, che si tramuta presto in un'affannosa ricerca. Superata una certa età, quando gli obiettivi standard sono esauriti, quando ti sei laureato, hai preso la patente, hai preso casa, hai fatto un viaggio speciale, difficilmente potrai darti degli scopi che riempiano il futuro. I maligni dicono che per questo motivo molti si sposano, fanno figli, si separano e si risposano, però voglio credere che non sia un meccanismo ma una diffusa ed individuale casualità. Si cercano certe attività che non sono solo dei passatempi per aspettare la Fine Ultima, sono quelle attività che arricchiscono e che in qualche modo danno un senso a tutto. Di conseguenza mi verrebbe da pensare che non sia poi così assurdo avere come obiettivo allevare dei figli, oppure cercare di scrivere una canzone che rimanga nel tempo come "Happy Birthday". Il problema comunque non è l'attività, è il dopo, è il vuoto. Non assomiglia ad un morso in un panino appena acquistato o a un pezzo di muro che si è staccato, è più avvolgente, come la fine di una relazione intensa, come uscire da una navicella ed essere abbandonati al galleggiamento spaziale. Ad un certo punto anche la pallina della roulette si abitua alla centrifuga e spera di diventare un pezzo di un cuscinetto a sfera della Shinkansen. Forse è un giustificarmi ma cerco negli artisti, ai missionari, agli alchimisti, ai musicisti, oppure a chi consacra il suo tempo all'amore.

mercoledì 1 luglio 2009

Smile

Se prendo i miei pensieri di questi giorni e li dispongo su un tavolo ottengo la mia fotografia più recente. Però lo scatto risulta un poco mosso, per le diverse angolature, troppo ravvicinato o troppo lontano, per la mia soggettività. La foto è una di quelle che dopo pochi giorni sembra non ti rappresenti più, perché ti ha colto un instante particolare, da una posizione sconosciuta. Ne studi i dettagli e molte cose non ti piacciono, del resto il flash non poteva sostituire la tua fiammella e poi il riverbero della luce dimostra che la tua attenzione è attirata da qualche cosa fuori dall'inquadratura. Se dispongo i miei pensieri su un tavolo, questi si muovono come biglie, di sciolgono come palline di gelato, esplodono come bolle di sapone. Occorrono diverse foto per cercare dei tratti comuni, per scoprire qual'è il soggetto. Una volta scoperto è facile da riconoscere perché è un piccolo foro al centro dell'immagine.