domenica 7 febbraio 2010

La felicità

Forse è già successo e non me ne ero mai accorto, ma negli ultimi giorni ben tre persone mi hanno detto di essere felici. Non contente, o serene, o entusiaste perché colte in un singolo momento di gioia. No, tutte e tre hanno parlato di una felicità lunga. Io sono profondamente sorpreso, incantato. Forse perché hanno spezzato quel comune pudore dell'ammettere la felicità; in fondo la vita è spesso un lungo sentiero triste e la gioa sono dei brevi picchi che durano poco: Forse per scaramanzia non pubblichiamo la nostra felicità e la teniamo per noi sotto le palpebre. Siamo più propensi ad ammettere di essere ricchi piuttosto che felici. Invece questi tre amici sfidando l'ostile fato proclamano al mondo la loro felicità. La mia si potrebbe tranquillamente classificare sotto la voce "onesta invidia". Io non mi ricordo l'ultima volta che sono stato felice per più di un giorno, anzi, mi ricordo quella volta che conquistai il trono del cielo e subito venni buttato giù. La felicità non fu nemmeno l'ombra del dolore che fece da conseguenza. Quindi stringo nella bocca i piccoli bei momenti di questa settimana intensa che, non per mio merito, mi sono stati donati. Ho visto cose belle, ho ricevuto insegnamenti e rimproveri, ho rubato storie che cercherò di non perdere. Di più, perdonatemi, io non riesco.



foto: kanji giapponese "sachi"

mercoledì 3 febbraio 2010

Ladri di tempo

Non ho mai pensato che i libri fossero un modo non "omologato" di impiegare il tempo, nemmeno che possano dare qualche cosa di più rispetto ad altri media. La televisione potrebbe fare anche "alta cultura" solo che ha deciso di non farlo, ha preferito parlare ad un grande pubblico piuttosto che cercare argomenti più particolari. Anche molte radio e molti giornali fanno così. Internet può permettersi di variare il pubblico grazie ai bassi costi di pubblicazione e alla facile raggiungibilità del pubblico (e al fatto di essere per lo più gratuita!). Io scelgo il libro perché quello è il mio media, ovvero lo strumento di accesso alle informazioni che più mi si adatta. Il libro di per sé non porta né informazione, né cultura, né divertimento. Una scemenza scritta su un libro resta una scemenza. Viceversa una profonda riflessione ci può raggiungere attraverso media differenti e linguaggi differenti, purché non venga stemperata o resa troppo facilmente digeribile. Ciò nasce da una riflessione pubblicata su Booksblog dove si sostiene che i lettori sono presi d'assalto da altri stimoli, da altri media, e quindi non hanno più tempo per leggere. Non posso essere d'accordo, ognuno sceglie come occupare il tempo libero secondo i propri gusti e le proprie peculiarità (anche economiche) ma un libro, volendo, è sempre alla portata di mano. Oppure si può scegliere altro, come uno dei tanti serial televisivi che sono seguiti da migliaia di persone e molte di queste sono esperti ed attenti lettori. Nei miei criteri di scelta prima verrà sempre l'esperienza diretta e il viaggio, poi la lettura su carta, poi Internet, poi il cinema o il teatro, e via via gli altri mezzi. Con la televisione, spiace più a me che ad altri, proprio non sono compatibile, almeno per ora. In coda: spesso poi chi ci vuole rubare il tempo lo fa per farci pagare qualche cosa o per farci lavorare.



foto: izismile.com

lunedì 1 febbraio 2010

a5xD

C'è gente che ha una visione globale delle cose e gente che ne ha una molto puntuale. I primi sembrano lenti e sicuri, gli altri frettolosi. Ovviamente lo sembrano soltanto, perché la realtà è molto più articolata. Quelli con la visione globale fanno progetti a lungo termine, prevedono ogni mossa e ogni combinazione, sembrando sempre pronti all'evenienza. Gli altri fanno una scelta adesso, e la prossima dopo, in conseguenza a ciò che accade usando la massima libertà possibile. Sono due diverse visioni della vita: una pianificata e una adattiva. Io quale sono? Di sicuro vorrei avere la pianificazione dei primi e il coraggio dei secondi, in pratica non sono né nel primo gruppo né nel secondo gruppo. Di sicuro non so fare scelte immediate: mi incasino, mi blocco, rimando. Avere il dono della pianificazione mi piacerebbe ma non ne sono capace, io contemplo il caos come elemento regolatore dell'universo e so di non poter prevedere che la minima parte delle possibilità. Se ne fossi capace saprei anche giocare bene a scacchi, riuscirei a fare strategie a lungo termine, invece non ci riesco e non so nemmeno mangiare un singolo pedone quando mi perdo nel dubbio della mossa successiva. Mi piace leggere una lunga storia armoniosa e non una sequenza di mosse singole anche se perfette. Eppure c'è gente che fa grandi scelte adesso e ora, le conseguenze le gestirà domani. Oggi il mio grande panico non viene placato nemmeno dai modelli tridimensionali delle planimetrie dell'appartamento in cui vorrei abitare. Eppure si va avanti leggendo il futuro su una mappa immaginaria e facendo scelte illudendosi di aver capito le leggi del mondo, in realtà ciò che comprendiamo ci servirà solo per giustificare ciò che abbiamo fatto. Ho scoperto da un po' che ci tengo ad assumermi tutta la mia responsabilità.



foto: Jeff Carter (jeffcarterphotos.com)

venerdì 29 gennaio 2010

Memo per la reincarnazione

Se credessi nella reincarnazione scriverei giorno per giorno la mia biografia e la metterei in un posto in cui potrei rileggerla nella prossima vita, tanto per non buttare via tutto. Forse è per questo che molti pubblicano la loro autobiografia? Quindi mi tocca leggerle tutte nel caso ce ne fosse una mia di una vita passata? Ecco questo è vero panico, dovrei smettere di vivere per cercare ciò che ho già vissuto. Ci deve essere un altro modo. Se fosse la sceneggiatura di un film io fare sognare al protagonista un luogo misterioso, un sogno ossessivo che alla fine si rivela esistente, in cui è sepolto un messaggio che si è spedito in una vita precedente. Testo del messaggio: sono tutte cazzate.

martedì 26 gennaio 2010

Come il niente e il nulla

Esiste uno stato dell'animo poco descritto dalle parole, forse perché non consente né facili giudizi né immediate similitudini. Forse non ha nemmeno un nome, ma viene disegnato con un pugno di aggettivi che cambiano di situazione in situazione, come se fosse l'appunto a matita di un ritratto. E' diverso dalla gioia che fa ballare con gesti imbarazzanti anche il più posato teorico e non c'entra molto con la malinconia che avvelena tutti i minuti di un giorno. E' più simile all'anestesia dei dentisti, che lascia lucidi ed insensibili per un poco. Ti permette di vedere la vita scorrere come dietro ad un vetro, senza il bisogno di sentirne il suo alito su di te. E' un sentimento che fa volare il tempo, che non mette ipoteche sul futuro prossimo e non ti martella con l'immagine passata. Deve essere lo stato di chi seziona un cadavere, di chi cancella una città da una cartina, da chi guarda una foresta bruciare e pensa all'azoto del terreno. E' una sensazione quasi innaturale, ma non è brutto viverla, il peggio è sapere che è temporanea.



foto: gettyimages.com (modificata)

lunedì 25 gennaio 2010

Darwin avrà pensato anche agli alieni?

La questione non è da poco, anzi, da essa dipende la comprensione del genere umano. Ovvero se Darwin avesse torto e i creazionisti avessero ragione, temo che la nostra razza sarebbe in grave pericolo. Osserviamo, come esempio comune, quelli che parcheggiano in doppia fila, magari con la portiera aperta: è evidente che sono degli imbecilli e sostanzialmente si espongono ad un pericolo che però non li elimina quasi mai. Secondo la teoria di Darwin sarebbe dovuta avvenire una selezione che avrebbe eliminato questa nostra sottospecie asociale e anti-evolutiva. Perché il mondo vede sempre più imbecilli? Le conclusioni sono due: hanno ragione i creazionisti e la divinità li ama oppure loro sono la specie dominante che si riprodurrà nella storia? Sinceramente avrei pensato un'altra ipotesi, ovvero che questi esemplari non vengono eliminati perché non ci sono dei predatori naturali che li possono distruggere. La società ha però creato un essere artificiale che avrebbe dovuto svolgere questo compito: il leviatano. Ovvero un pezzo dello stato e della collettività che avrebbe dovuto correggere i "comportamenti sbagliati". Però questo predatore composto in buona parte dalle stesse prede è assolutamente inefficace e la inefficienza è evidente. Escludendo inutili tirannie o illuminazioni globali, per poter far evolvere questa umanità, occorre sperare in un'invasione aliena?

venerdì 22 gennaio 2010

Linkless list

Da quando ho scoperto StereoMood sono spaventato dalla quantità di musica che non conosco e di quella che non conoscerò mai.

Alla fine si finisce sempre negli stessi posti, si mangiano sempre le stesse cose; deve essere una questione di identità e di facilità.

Tanta gente cerca e raccoglie fonts gratuiti da Internet, ma come fa poi a ricordarsene per usarli? Li sfoglia tutti ogni volta?

E' ormai evidente che sono affetto da shopping compulsivo represso.

La gente sui social network è triste o diventa triste? Oppure la gente felice non usa i social network? O la felicità non si condivide?

Se nella vita reale si potessero fare degli hyperlink tra le cose, mi perderei per sempre.

Benché mi piacciano i musicisti nelle metropolitane, perché non gli ho mai dato nulla?

La mia lista di cose da fare è segreta e cifrata, ma non so esattamente perché.



foto: Gianni Berengo Gardin

giovedì 21 gennaio 2010

Breve

Il sonno è volato, nonostante la notte breve, mi sento riposato. La brevità di un bacio. E' un attimo e sono fuori, davanti al corto vagone della metropolitana. Un tempo breve e sono in ufficio,a sfogliare carte sature di abbreviazioni, il cui significato originale si è perso, rinominato con i puntini. Le lancette mentono, ruotano velocemente come quelle di un contagiri che corre sui tornanti di montagna. Il pasto, le parole, il ritorno, la cena, la sera e di nuovo il sonno; è tutto breve. E' breve l'entusiasmo dell'amore, la giovinezza nostra e dei nostri figli, il riposo della vecchiaia. E' breve il momento tra il cogliere la fine e la morte. Come lampi passano le cose della vita e lasciano solo il ricordo come la scia di un fuoco d'artificio. Sappiatelo: anche voi siete brevi, anzi piccoli, minuscoli, tanto che potete nascondervi nelle pieghe della vostra arroganza. Potete abbreviare la burocrazia e il processo, potete abbreviare i termini e la condanna. Ma tutto sarà breve, anche la miccia.

lunedì 18 gennaio 2010

Ipocriti 2.0

Ed eccoli che ci riprovano gli oligarchi dell'informazione ad attaccare la rete. La testa d'ariete ha i dreadlocks di Jaron Z. Lanier, pioniere della realtà virtuale, che si scaglia contro i contenuti in rete non filtrati o verificati, con i blog liberi e i commenti selvaggi. Subito il nuovo direttore del Ilsole24ore lo riprende lanciando sul suo giornale una discussione in cui tutti sembrano dar ragione ai "regolatori". Interessante è invece il contributo della trasmissione Alaska di Radiopopolare che apre il dibattito includendo anche sul tema della pirateria. Caschi il cielo se il buon vecchio Jaron avesse torto, però il punto, a mio modesto e inutile parere, è un altro. Chi controlla le fonti e quando? Forse nei giornali stampati ciò avviene con regolarità? E nella free press? Per non parlare di vari scoop televisivi? Certo c'è il rischio che un anonimo blogger pubblichi una notizia falsa e questa si diffonda rapidamente ovunque, in realtà, poi succede che i giornalisti pigri la riprendono così com'è e la rendono "ufficiale". Ma il problema è nella fonte o nella diffusione? Se lasciassimo che solo gli autorizzati pubblichino in rete, noi della rivolta iraniana non sapremmo nulla, per esempio. Ritengo che sia responsabilità del lettore "fidarsi" e verificare ciò che legge, ma per fare ciò deve avere gli strumenti intellettuali adatti. A controprova il successo della battaglia di Marco Travaglio sulla scomparsa dei fatti nelle notizie mi sembra esemplare: i mezzi tradizionali non stanno facendo informazione. Nel film "Bastardi senza gloria" si vede un finale che nulla ha a che fare con la Storia e con la vera morte di Hittler, dobbiamo temere che le prossime generazioni credano a Tarantino? Purtroppo la speculazione sulla società vuole abbassare il livello comune di cittadinanza, aumentando l'ignoranza e plasmabilità, annullando la critica e il pensiero libero; oggi la rete è l'ultimo baluardo.
Siccome occorre sempre sospettare, prima di prendermela con il vecchio Jaron, aspetterò di mettere le mani sul suo libro. Non vorrei che le solite volpi italiche abbiano fatto di una brezza il vento per far navigare i loro scalcagnati vascelli. Metafora complicata per dire che vogliono solo fare gli interessi economici dei soliti amici oligarchi e monopolisti.

sabato 16 gennaio 2010

Io ti vedo

Dopo un piccolo e fugace sondaggio presso gli amici che hanno assistito ad Avatar ho scoperto che molti, di quelli che si ricordavano cosa avevano sognato la sera stessa, hanno confermato che il soggetto era la vita altrove in un'altra realtà contemporanea e parallela. Come mai? E' solo una suggestione del film? E' evidente che le voci secondo cui alcuni americani siano entrati in depressione per il fatto di non poter vivere su Pandora sia un'astuta manovra di viral marketing mirato ai giornalisti. Però anche io voglio girare la frittata sul lato che mi piace di più e penso che in fondo quasi tutti se ne avessero la possibilità cambierebbero vita. Tra tutto ci manca il sogno di poter avere un futuro diverso dal presente e questa è la caratteristica della società post moderna. Non crediamo più che il futuro sarà migliore! E non abbiamo un'idea [ologia] che ci faccia sperare. Le religioni richiedono che prima tu muoia e quindi generano un poco di diffidenza sulla realizzazione della felicità. La politica ci ha lasciati orfani, non di leader, ma di progetti credibili. Il conflitto tra chi sfrutta, il pianeta e le persone, per arricchirsi e chi subisce, è più che mai evidente. Lo avrei chiamato "conflitto tra capitale e lavoro-ambiente" se non fosse che poi la gente si spaventa pensando al secolo scorso. La verità è che stiamo cercando di adattarci ad una realtà che non ci piace, che ci fa del male, ma non sappiamo per quale strada cambiarla. Poi il film parla di un pianeta in un cui tutti gli esseri vivono in equilibrio e connessione; in cui far parte di una comunità significa essere l'uno tra i molti, in cui la morte è la restituzione della vita alla natura. Pandora è come un grande cervello, in cui ogni elemento vivente è una parte: è la ripresa del concetto di Gaia aggiornata alla preistoria senza umani. Bravo Cameron, hai segnato un colpo che lascerà sicuramente il segno e io spero, ma sicuramente anche tu, che il segno sia profondo quando un dubbio.



"combatteremo il terrore col terrore, li colpiremo per primi", colonnello Miles Quatrich