
Superata una bufera, se non ci sono danni all'imbarcazione, resta la spossatezza e l'adrenalina. Superato un periodo di lavoro intenso ma soddisfacente, completata un'attività che ti ha coinvolto fisicamente e mentalmente per mesi, ciò che resta è un evidente vuoto, che si tramuta presto in un'affannosa ricerca. Superata una certa età, quando gli obiettivi standard sono esauriti, quando ti sei laureato, hai preso la patente, hai preso casa, hai fatto un viaggio speciale, difficilmente potrai darti degli scopi che riempiano il futuro. I maligni dicono che per questo motivo molti si sposano, fanno figli, si separano e si risposano, però voglio credere che non sia un meccanismo ma una diffusa ed individuale casualità. Si cercano certe attività che non sono solo dei passatempi per aspettare la Fine Ultima, sono quelle attività che arricchiscono e che in qualche modo danno un senso a tutto. Di conseguenza mi verrebbe da pensare che non sia poi così assurdo avere come obiettivo allevare dei figli, oppure cercare di scrivere una canzone che rimanga nel tempo come "Happy Birthday". Il problema comunque non è l'attività, è il dopo, è il vuoto. Non assomiglia ad un morso in un panino appena acquistato o a un pezzo di muro che si è staccato, è più avvolgente, come la fine di una relazione intensa, come uscire da una navicella ed essere abbandonati al galleggiamento spaziale. Ad un certo punto anche la pallina della roulette si abitua alla centrifuga e spera di diventare un pezzo di un cuscinetto a sfera della Shinkansen. Forse è un giustificarmi ma cerco negli artisti, ai missionari, agli alchimisti, ai musicisti, oppure a chi consacra il suo tempo all'amore.