giovedì 30 dicembre 2010

Dentro la ciambella


L’anno che si chiude avrebbe dovuto essere l’anno dell’uscita da tante cose. Invece non è stato così, non sono uscito proprio da un bel niente. Uscendo avrei abbandonato alcuni pesi vicino alla porta, e più leggero avrei cercato di vagare esplorando, cercando cose nuove. Ho fatto un giro breve e poi ho ripreso, uno per uno, i miei pesi. Alcuni rinnovati, altri addolciti, ma sempre loro. Nel mio vagare ho incontrato cose nuove e le ho raccolte, molte sono cose belle, però richiedono tempo e attenzione. Dovrei concentrarmi su una cosa sola, ma non ci riesco, come se avessi una fame insaziabile che “si prende tutto, anche il caffè”. Temo che dovrò rifare tutto da capo. In fondo ciò che cercavo di ottenere era sviluppare il punto più lontano del mio carattere: la serenità, ma non ci sono riuscito. Volevo essere un tranquillo laghetto alpino, ma sono un pozzanghera sferzata dal traffico. Ma in fondo non è vero, la verità è che vorrei l’energia per poter fare tutto, di poter ficcare il naso in ogni angolo e da ogni angolo estrarre qualche cosa da esplorare ancora. Ma la mia energia è troppo poca anche per darmi il tempo di srotolare i sogni su carta. Porto nel nuovo anno delle nuove gioie e delle nuove amarezze, porto conferme e punti d’appoggio precari. Per mia volontà oppure per destino, l’anno prossimo sarà un anno di svolta, un anno di passaggio al successivo che sarà molto diverso da quelli vissuti finora. Dovrò ricordarmi di andare a rieleggere queste parole, se non altro per ridere di me, almeno per contare i giri in questo moto circolare. Facciamoci gli auguri.



foto: fuori da qui, Milano 28 dicembre 2010

16 commenti:

  1. Ridere di noi stessi è una gran cosa. Una medicina preziosa. Le tue foto sono sempre bellissime. Auguri, dunque.

    Musette

    RispondiElimina
  2. in che lingua di quale pianeta di quale cultura una pozzanghera è meno di un lago?

    leggero no, ché poi voli via
    oggi è solo un sabato mattina qualunque

    RispondiElimina
  3. Musette: Ridiamo e auguriamoci di ridere

    oceano: se una pozzanghera può essere un lago, allora ogni sabato mattina deve essere unico

    When the Robins Came...: sì, altro giro di giostra!

    RispondiElimina
  4. La serenità a volte può chiudere fuori il mondo.
    Anche il mio dovrebbe essere un anno di passaggio.
    Sicuramente quello passato ha minato tutte le mie
    certezze...e a 44 anni mi sembra di essere davanti a una pagina bianca...con solo qualche appunto che vale la pena di tenere a mente.

    RispondiElimina
  5. La serenità, per come la immagino io, dovrebbe permettere di accogliere il mondo nella sua totalità, permettendoci di vivere i cambiamenti senza subirli. Anche se detto così fa un po' troppo Zen. Auguri di buon anno.

    RispondiElimina
  6. Fuori tempo forse, ma ho apprezzato il tuo modo di scrivere e non lo vado dicendo mai a vanvera.
    Buon anno, Sammy.
    A volte la serenità è proprio dietro di te.
    Prova a voltati all'improvviso, come quando da bambini giocavamo a "un due tre stella", lo hai mai fatto tu?
    Carla Natali

    RispondiElimina
  7. pozzanghere o laghi, comunque non se ne vede il fondo. bisongerebbe trarre energia da se stessi, come il mare con le sue onde. ma di propositi ne hai tanti, è solo questione di non pretendere troppo d ase stessi, che dici?
    parlo io, che dico sempre di essere una fallita proprio nelle cose che contano, ma pazienza...

    RispondiElimina
  8. pardon, ho sbagliato il titolo del mio blog, pensa come sono messa stasera...

    RispondiElimina
  9. carla, questa è una bell'idea!

    sally06, forse più che non pretendere bisognerebbe accontentarsi, ma il desiderio va sempre oltre l'ottenuto!

    RispondiElimina
  10. "......il desiderio va sempre oltre l'ottenuto!"
    E' umano. Dovremmo essere più indulgenti con noi stessi e perdonare la nostra ingordigia di sogni.

    RispondiElimina
  11. sì carla, oggi mi perdono, oggi.

    RispondiElimina
  12. Oggi perchè San Valentino, oppure oggi = tempo attuale?
    Ti auguro la seconda soluzione.

    RispondiElimina
  13. no mi perdono a giorni variabili, tipo oggi sì, ieri no...

    RispondiElimina
  14. Essere esausti di se stessi, delle proprie colpe da espiare, delle complessità che si intrecciano alle illusioni, ai desideri, alle immaginazioni. Tutto è così pesante alla fine. Come moderni Atlante dalle deboli spalle non dovremmo mai andare in luoghi dove la felicità sembra concepibile* perchè nessuno potrà sostenere il peso del cielo al posto nostro - o con noi - se non nel tempo breve che lo separa dalla consegna dei tre pomi d'oro.
    Ancor più che fuori le cause del gravame sono in noi, nelle passioni come la vanità, l'orgoglio, la paura, l'insicurezza, e pure nell'indiscrezione, questo nuovo crimine - direi segno certo dell'indelicatezza che sta al fondo della profondità umana. Quest'io che vesto e che sono, modellato da graffi e carezze, attraversato da vuoti e da pieni, mi pesa quanto un destino dato alla nascita una volta per tutte mentre rivendico il diritto ad agire. E allora sì: "Anche se cambio luogo - anche se cambiassi mondo -, mi ritrovo sempre con me, con il solito me stesso"*. Quale condanna alla solitudine potrebbe essere peggiore del peso di portarsi eternamente addosso?

    RispondiElimina
  15. però non è una presunzione di valore il desiderare di ricevere ciò che si desidera. In fondo torturiamo l'essere, sarebbe meschino se invidiassimo l'avere o evitassimo il fare. grazie per il commento-post. :)

    RispondiElimina