
L’anno che si chiude avrebbe dovuto essere l’anno dell’uscita da tante cose. Invece non è stato così, non sono uscito proprio da un bel niente. Uscendo avrei abbandonato alcuni pesi vicino alla porta, e più leggero avrei cercato di vagare esplorando, cercando cose nuove. Ho fatto un giro breve e poi ho ripreso, uno per uno, i miei pesi. Alcuni rinnovati, altri addolciti, ma sempre loro. Nel mio vagare ho incontrato cose nuove e le ho raccolte, molte sono cose belle, però richiedono tempo e attenzione. Dovrei concentrarmi su una cosa sola, ma non ci riesco, come se avessi una fame insaziabile che “si prende tutto, anche il caffè”. Temo che dovrò rifare tutto da capo. In fondo ciò che cercavo di ottenere era sviluppare il punto più lontano del mio carattere: la serenità, ma non ci sono riuscito. Volevo essere un tranquillo laghetto alpino, ma sono un pozzanghera sferzata dal traffico. Ma in fondo non è vero, la verità è che vorrei l’energia per poter fare tutto, di poter ficcare il naso in ogni angolo e da ogni angolo estrarre qualche cosa da esplorare ancora. Ma la mia energia è troppo poca anche per darmi il tempo di srotolare i sogni su carta. Porto nel nuovo anno delle nuove gioie e delle nuove amarezze, porto conferme e punti d’appoggio precari. Per mia volontà oppure per destino, l’anno prossimo sarà un anno di svolta, un anno di passaggio al successivo che sarà molto diverso da quelli vissuti finora. Dovrò ricordarmi di andare a rieleggere queste parole, se non altro per ridere di me, almeno per contare i giri in questo moto circolare. Facciamoci gli auguri.
foto: fuori da qui, Milano 28 dicembre 2010