
Io ci credo fermamente che esista una legge della natura che spieghi tutto e me la immagino come un concetto facile quasi ovvio. Deve esistere una legge che sappia descrivere il tutto, l’energia, l’interazione delle particelle, delle masse e dei pensieri. Secondo me è proprio sotto i nostri occhi ma non la riconosciamo. Ogni mattina c’è un uomo alla fermata della metropolitana che resta fermo in piedi nel corridoio con le mani protese e ripete un mantra costante “un pezzo di pane”. Pochissime variazioni, se non nel tono e nel ritmo, ma sempre la stessa frase in modo quasi alienato. Nelle mani non ha nulla, resta così immobile e parlante. Chissà se le variazioni di quella voce dipendono solo da cause interne, come l’umore o la stanchezza, vicine come il clima o il numero di viaggiatori, oppure anche lontanissime come l’indice della borsa di Hong Kong o l’ora di apertura di un piccolo bar di Caracas il giorno della festa del patrono? E se quell’uomo fosse il centro dell’universo? Se la sua voce fosse l’impulso che guida l’espansione dell’Universo? Potrebbe essere in questo posto da sempre, dall’alba della Terra, ma nessuno lo ha mai notato: messo in campo visivo periferico come un qualunque mendicante. Cosa succederebbe se tutto partisse da lui? Se lui fosse la sorgente della creazione e dell’esistere? Ma anche se così fosse, che la sua voce spinge l’Universo, finché c’è un uomo che mendica, l’Universo potrà anche espandersi ma non andrà da nessuna parte.
foto: Emilio Isgrò, Libro cancellato / The erased book, 1964, Museo del '900, Milano
foto: Emilio Isgrò, Libro cancellato / The erased book, 1964, Museo del '900, Milano