
Leggo una frase, se vuoi banale, in un libro e penso “ecco ciò che dovrei fare!”. E’ un insegnamento semplice, che già conoscevo, era un modo di vivere che già mi ero proposto di seguire, ma perché ora che l’ho letto diventa un consiglio da seguire? Perché prima non lo era, benché ci fossi arrivato solo? Siamo succubi dell’insegnamento o della parola scritta? Forse per questo uno dei libri più venduti al mondo insegna a smettere di fumare oltre al normale buonsenso; però mi torna in mente un insegnamento Zen dove un uomo saggio va da un maestra e chiede “Quale via devo seguire?”, il maestro ripose “sii buono e giusto!”. Il saggio rimase stupito ed esclamò “Ma questo lo sa anche un bambino!”, il maestro replicò “Sì, lo sanno tutti, ma pochi lo fanno”.
In realtà temo che la forza della parola scritta, dell’insegnamento esterno, sia un meccanismo imposto dalla disciplina occidentale. Invece che ascoltarci obbediamo all’esterno. Detto così sembra terribile, e forse è solo un’esagerazione, però nello stesso libro ho scoperto che molti uomini non riescono ad urinare da supini per l’educazione avuta da bambini.
foto: Libri proibiti, dicembre 2010
In realtà temo che la forza della parola scritta, dell’insegnamento esterno, sia un meccanismo imposto dalla disciplina occidentale. Invece che ascoltarci obbediamo all’esterno. Detto così sembra terribile, e forse è solo un’esagerazione, però nello stesso libro ho scoperto che molti uomini non riescono ad urinare da supini per l’educazione avuta da bambini.
foto: Libri proibiti, dicembre 2010